Schedatura o raccolta dati?
Avere "più dati" su un gruppo di persone non è necessariamente un obiettivo da raggiungere
In questo numero: cosa distingue una raccolta dati da una schedatura, un censimento da un’operazione di sorveglianza? Me lo chiedete anche quando faccio formazione nelle aziende. Be’, è facile: gli obiettivi con cui vengono portate avanti e la trasparenza della metodologia di raccolta (e della conservazione dei dati). Ma cosa succede quando dati raccolti per conoscere vengono sfruttati per perseguitare un gruppo di persone?
Ho passato la serata dell’ultimo lunedì di gennaio a camminare attorno allo stadio Olimpico con altre tre donne. Scarpe da ginnastica, una torcia in mano e un’app di Istat aperta sul telefono. La nostra squadra, la sq-559, doveva muoversi nel perimetro definito dal bravissimo Floriano Caprio, coordinatore delle aree “Mazzini” ed “Eur” di Roma per la conta delle persone senza fissa dimora, “Tutti contano”, un censimento voluto da Istat che per la prima volta avrebbe coperto più città in contemporanea. Non chiedetemi perché sono finita a Roma nord, a circa 8 km da casa mia, visto che al momento della registrazione era stata data la possibilità di segnarsi per il proprio quartiere. Quelle zone le frequento comunque per altri motivi “familiari”, ed è stato un modo per osservarle in un altro orario, senza persone in giro, con un cielo stranamente stellato per essere sopra la capitale. Il nostro team quella sera non ha incontrato nessuno, troppo freddo e troppo umido per scegliere come luogo di riparo una zona così esposta come quella attorno allo stadio. Ma anche “zero” è un numero che “conta”.
Chi ha scelto di partecipare l’ha vissuto come un "modo per essere utile alla città in cui vive", per "conoscerla meglio", ma anche per legare l'analisi dei dati a un aspetto più umano e concreto.
Come si coordina un’operazione di questo tipo in 14 città con 6mila volontari l’ho raccontato su SkyTG24 con un’intervista a Michele Ferraris, coordinatore nazionale della rilevazione e responsabile della comunicazione della fio.PSD, l’ente partner di Istat per il censimento.
Dove mi trovi prossimamente
10 febbraio, Bergamo: presentazione del libro con Cristina Mostosi allo Spazio Manzù.
20 febbraio, Bari: alle 15 intervengo all’università Aldo Moro sul contare i femminicidi, all’inaugurazione di un nuovo corso accademico (aperto a tutti, programma).
24 febbraio, Perugia: presentazione del libro al circolo “Il Porco Rosso”.
25 febbraio, online: “Dati presentati bene e femministi”, con le SlideQueen.
5 marzo, Cento: presentazione del libro, ore 20:30 (info dettagliate in arrivo!)
7 marzo, Trento: evento per la comunità Speak & Tech, aperto a tutti.
Sei tra le 14758 persone che leggono la newsletter. Nell’ultima puntata abbiamo fatto un esercizio di contemplazione davanti a un’illustrazione del 1880, ricca di dati. Vuoi provare anche tu?
Mentre perquisiva l’ufficio di un fattorino della Fabbrica licenziato all’improvviso (…), un procuratore scoprì centocinquantamila schede sulle “qualità morali” dei dipendenti e degli aspiranti tali della Fabbrica dalla fine degli anni quaranta in poi, redatte da un’efficientissima e gigantesca rete di spionaggio interna.
Marta Barone, Città sommersa (Bompiani 2020)
Schedare o raccogliere dati per conoscere?
Lo scorso dicembre un gruppo di studenti di Azione Studentesca, un movimento studentesco italiano di estrema destra, ha avviato un’iniziativa di “raccolta dati” per “un report nazionale sulla situazione delle scuole italiane”. Sulla loro pagina Facebook si legge:
Schierati per una scuola nuova: compila il form e inviaci la tua segnalazione!
Quel form però non era solo un modo per raccogliere dati sulla “situazione” delle scuole italiane, perché tra le domande compariva la possibilità di indicare il nome e il cognome di docenti colpevoli di rovinare la didattica con “propaganda di sinistra”.
Oggi, dopo la denuncia da parte di diversi insegnanti e dei sindacati della scuola, quel form non è più attivo, ma in quello appena rimesso online, tra una domanda sulle gite e sullo stato delle infrastrutture scolastiche compare anche questa richiesta:
Sparita l’indicazione di segnare nomi e cognomi, è rimasta la richiesta di individuare “casi” di propaganda (esclusivamente di sinistra, però).
E ora spostiamoci a Torino. Sabato scorso, durante la manifestazione in sostegno della riapertura del centro sociale Askatasuna, a cui hanno partecipato più di 50mila persone, il giornalista Angelo Miotto riporta la storia di una ragazza:
“Nel mezzo della manifestazione, giovane, venuta da fuori, in corteo a sfilare si trova dentro un fitto lancio di lacrimogeni e ha una crisi di panico. Purtroppo, non sapendo bene come funziona il giochino del gatto e il topo, cosa fa? Va in pronto soccorso colta da crisi di panico che non la fanno respirare. E chi c’è al pronto soccorso? La polizia che la scheda mentre è imbottita di tranquillanti, la scheda e le fa la fotografia. Sulla base di cosa?
Perché schedarla? Perché fotografano? Dove vanno questi dati? Sotto che categoria li mettono?”
E ancora. Nel 2024 un rapporto della commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (Ecri) ha segnalato il problema della profilazione razziale nell'operato delle forze dell'ordine in Italia. Cioè le persone non bianche nel nostro paese sono sottoposte in misura sproporzionata a fermi della polizia, controlli dei documenti e registrazioni dei dati in misura molto maggiore rispetto alle persone bianche.
Censimento o sorveglianza?
Se mettiamo a confronto questi tre casi con l’esperienza della conta dei senza fissa dimora di cui ho raccontato sopra, è evidente che qui l’obiettivo non è rilevare i bisogni di un gruppo di una popolazione oppressa e marginalizzata, risolvere i problemi della scuola italiana o aiutare la ragazza a sporgere denuncia per le violenze subite. C’è un intento, non dichiarato ma implicito, di registrare dati personali per agire nei confronti dei singoli o dei gruppi di appartenenza con eventuali azioni repressive o sanzionatorie. Quei dati, poi, possono anche essere letti in modo aggregato, cumulativo, e aggiungere pregiudizi sul gruppo di persone in questione: i professori e le professoresse “di sinistra” o “della scuola pubblica”, chi partecipa ai cortei e alle manifestazioni di piazza, le persone non bianche.
E che dire allora di Mark Calabria, la persona che da luglio 2025 supervisiona l’intero sistema statistico federale statunitense, quando dice che i suoi cittadini sono sottoposti a troppe indagini statistiche, e per il censimento 2030 sta valutando di togliere le domande legate a razza ed etnia, anche per “motivi di privacy”? Davvero Donald Trump ha scelto un paladino della difesa dei dati personali come responsabile delle statistiche USA? Anche qui, dobbiamo chiederci quali sono i cittadini che vengono protetti da una scelta di questo tipo e quali discriminati. C’è un video di Mona Chalabi che parla delle conseguenze dell’assenza della “box” da crocettare per le persone della regione Mena (Medio oriente e nord Africa) come segno della propria identità nei form del censimento. Se i dati spariscono, il rischio di un “genocidio statistico” è reale.
Oltre all’obiettivo, chiedersi a cosa servono quei dati, e a chi, serve però un sistema trasparente di raccolta e conservazione.
Perché l’Ice negli Stati Uniti usa i dati sanitari e fiscali per rintracciare le persone senza documenti. E gli agenti impugnano i telefoni cellulari per scattare foto alle targhe delle auto e ai volti delle persone, anche di quelle che aiutano i migranti a nascondersi e scappare.
Il New York Times riporta che l’Ice ora ha 75 miliardi di dollari di nuovi finanziamenti e una parte li sta usando per raccogliere e archiviare dati su ogni cittadino
The gun and the phone are both weapons, one a tool for violence and the other a tool of control. […] ICE knows that it cannot shoot us all. But the Department of Homeland Security is close to being able to track us all. (La pistola e il telefono sono entrambe armi: una è uno strumento di violenza, l’altra uno strumento di controllo. […] L’ICE sa di non poterci sparare a tuttə. Ma il Dipartimento per la Sicurezza Interna è vicino a poterci tracciare tuttə.)
Il pezzo è lungo e merita di essere letto, vi metto un link regalo.
Ma non facciamo l’errore di pensare che questo stia accadendo solo negli Stati Uniti. Oggi viene approvato il decreto sicurezza, e il governo italiano non ha ancora risposto sul caso Paragon. L’Europa vuole condividere dati con le forze di frontiera statunitensi.
La sorveglianza è qui per restare. E forse la competenza più importante che possiamo imparare nei prossimi anni è quella di saper sparire, almeno in formato digitale.
La dataviz della settimana
Non è un grafico ma un gioco: ci meritiamo una distrazione dopo la prima parte di questa newsletter. Prova il data-guesser, vediamo quanto ne sai sullo stato del mondo :)
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A mercoledì prossimo!








