Partire da sé per scoprire il significato e il valore dei dati
Torniamo a contemplare una data viz
Se va tutto bene, in queste ore sto passeggiando tra le opere della designer protagonista di questa newsletter. Alle Gallerie d’Italia di Vicenza apre stasera, infatti, la prima retrospettiva dedicata all’artista e designer italiana Giorgia Lupi, socia di Pentagram e fondatrice di Accurat, autrice del Data Humanism Manifesto di cui ho scritto da poco recuperando la parola “serendipità” applicata al nostro uso dell’intelligenza artificiale. Una delle persone che mi ha ispirato a fare questo lavoro, proprio nel modo in cui lo faccio.
Per Giorgia Lupi i dati sono umani, e lei lo ha scoperto e lo esprime soprattutto “collezionando”1 informazioni che la riguardano: il progetto Dear Data, le 52 cartoline che si è scambiata per un anno intero con la designer Stefanie Posavec, tra New York e Londra, è stato per me molto più di un classico “manuale” sui dati. Leggere le didascalie dietro ogni cartolina vale, ancora oggi, più di una lezione di statistica o di un corso di data visualization.
La puntata integrale di oggi è riservata alle persone abbonate a pagamento, se vuoi puoi provare a entrare nella community per un solo mese:
Dove mi trovi prossimamente
8 maggio, Pesaro: al festival Percorsi, una formazione per giornalisti e un “drink talk” per una cittadinanza digitale più critica e femminista.
23 maggio, Scalea (CS): alle 18 presento il libro “Perché contare i femminicidi è un atto politico” presso l’associazione Eclectica, a Villa Giordanelli.
25 maggio, Genova: alle 11 nell’ambito del programma “Come stiamo cambiando con l’IA”, partecipo a un appuntamento promosso da Fondo per la Repubblica Digitale e da Acri.
Cosa ho scritto
C’è un nuovo pezzo che ho pubblicato sul blog di Zanichelli a proposito di demografia sperimentale, perché per osservare e misurare i comportamenti della popolazione i censimenti tradizionali non bastano più.
Per la newsletter di Internazionale, Numeri, ho scritto di come i dati che usiamo per raccontare le migrazioni costruiscono una realtà a senso unico.
Per SkyTg24 mi sono occupata di noi esseri umani in quanto produttori di dati per robot: sì, perché non bastava aver passato ore a confermare di aver davvero visto dei semafori nei quadratini dei reCaptcha. A etichettare come spam le email di improbabili venditori. A fornire dati su come passiamo il tempo libero sulle piattaforme di streaming, cosicché gli algoritmi potessero modellare il loro business sui nostri comportamenti. E non è bastato nemmeno regalare milioni di testi alle aziende di intelligenza artificiale per addestrare i grandi modelli linguistici. Adesso anche i robot hanno bisogno di dati prodotti da esseri umani. Dati di qualità, non generati sinteticamente dalle intelligenze artificiali. Basti pensare che questa è la proporzione di dati usata per addestrare le IA e questa è la situazione dei dati disponibili per insegnare ai robot a comportarsi come noi:
Continua su Sky Insider.
Sei tra le 14870 persone che leggono la newsletter. Nell’ultima puntata, che è stata la rassegna stampa mensile, abbiamo parlato di indagini Istat e di quanto costi produrre dati:
Contemplare un progetto di raccolta dati personale
Prendiamoci i nostri 5-10 minuti, per aprire le foto di questa galleria. Sono diverse dalle classiche data visualization a cui siamo abituati, e forse davvero qui il contesto di un museo, di una galleria d’arte, è quello più appropriato per meditare su queste immagini, che non possiamo nemmeno chiamare “grafici” secondo me:






