Discussion about this post

User's avatar
Alfredo Serafini's avatar

Anni fa, girovagando su linkedin (che molti oggi odiano, perché lo usano molto male, spesso solo per farsi pubblicità) mi resi conto dell'inizio di un fenomeno tutt'ora in corso: l'avvento dei "leader", i "manager" con le foto a tre quarti e le braccia incrociate, gli "esperti".

Diceva Laurie Anderson: "only an expert can deal with the problem", quindi mi decisi a cambiare l'allora mio titolo linkediniano (era qualcosa tipo "raddrizzatore di uova", comunque) nell'ormai più che decennale "serendipity expert".

Leggere per caso di serendipità e dati è, almeno per quanto mi riguarda, una delle cose più serendipitose (si dirà?) che mi capiterà questo mese! Quindi grazie :-)

Parlare di dati è secondo me parlare di percorsi. Dati e metadati sono fili invisibili che legano tanto differenti possibilità non solo di elaborazione (la parte finale, tutto sommato), ma proprio soprattutto di relazione. [1]

Siamo immersi in un ipergrafo infinito di connessioni: forse dopo anni che noialtri che lavoriamo con questi aggeggi ci sgoliamo fantasticando di "semantic web", di "grafi", di altre millemila amenità, è giunta finalmente l'ora che tutte/i comincino a vederli affiorare in controluce, tramite questi "nuovi" intermediari: le applicazioni basate su Large Language Model.

Quindi, almeno secondo me: ben venga una volta tanto esplorare il caos degli appunti, insieme all'ordine maniacale di articoli e riviste salvati per argomento, per autore o per anno.

E ben venga ad esempio fotografare degli appunti presi a penna, e ritrovarseli direttamente in forma di testo organizzato e rispettoso degli elenchi puntati, e persino magari (devo provarlo) dei disegni in mezzo al foglio. Esploriamo questa realtà ibrida, che magari ci farà scoprire qualcosa di più di noi stessi.

L'idea di uno spazio personale in continuo arricchimento [2], una specie di personalissimo labirinto, ma nel senso piacevole del termine (dimentichiamoci un secondo dell'era della sorveglianza continua, etc), è a mio avviso qualcosa che dovremmo coltivare, e che potrebbe persino aiutarci a presidiare queste matasse di percorsi potenziali, prima che qualche tecno-milionario lo faccia al posto nostro, in forma di messia digitale, e furbo.

Sono profondamente convinto che se riuscissimo ad esplorare queste nuvolette di appunti, collegamenti, idee incompiute, conversazioni etc, e lo facessimo nel modo caotico e molto umano che ci appartiene, tutto ciò non solo non renderebbe maggiormente sterili i nostri quaderni, ma ci proietterebbe finalmente in questa comunità collettiva che siamo, e che dovremmo essere, di nuovo, anche e soprattutto nel mondo reale.

[1] in ambito lavorativo, aziendale, tecnico, Ole Olesen-Bagneux usa questa splendida definizione di "metagrid"

[2] penso alle varie sperimentazioni di personal graphs, o alle note in stile Karpathy, o a mille altre che ne vedremo nei prossimi 2-3 giorni, di questo passo, inventiamocene una di più! :-)

Enrica Nicoli Aldini's avatar

Ciao Donata, bellissima newsletter, mi ha molto colpito. Ho una domanda per te: dialogando con il chatbot e/o usando NotebookLM, come gestisci la verifica dell’output e delle informazioni/ragionamenti che ti tornano indietro? In altre parole: come fai a fidarti della macchina? Che tipo di paletti e protezioni adotti? Oppure il tipo di relazione che hai instaurato non pone problemi di questo tipo? Spero di essermi spiegata!

Io sono super reticente a dare a ChatGPT, Gemini o Claude quanto scrivo, non perché abbia un brutto rapporto con la tecnologia, anzi (ho lavorato 7 anni in Big Tech), ma perché temo da un lato che finisca nel posto sbagliato, dall’altro di venire meno all’esercizio di certe capacità cognitive, quelle che preferisco usare più di tutte. Per questo mi interessa capire, da persone di cui so di potermi fidare, cosa invece posso fare per integrare la macchina nel mio lavoro in maniera “intelligente”. Grazie!

6 more comments...

No posts

Ready for more?