La serendipità nell'era dell'intelligenza artificiale
Il Glitch feminism manifesto incontra il Data humanism manifesto
Mentre leggi questa newsletter pensami davanti a una telecamera a recitare parole e dati tra le corsie di un supermercato. Mi sentirò come America Ferrara in Superstore, anche se non sono qui per girare una serie tv, ma un video sul bilancio sociale di Coop Lombardia. Un lavoro molto divertente che speravo di rifare :)
In questo numero: uso almeno due chatbot con assiduità, ma mentre provavo a fare una lista di attività che condivido con le IA e una di quelle che tengo esclusivamente “per me” mi sono chiesta quale fosse il motivo. C’entra la serendipità e c’entrano i glitch (non i bug).
Dove mi trovi prossimamente
16 aprile, Milano: 40 anni di Cadmi, alle 10, sala Alessi, in piazza della Scala.
18 aprile, Roma: all’Auditorium Parco della Musica, c’è il Festival delle Scienze di Roma, e parlo all’evento “Dati bugiardi” con Ines El Gataa.
19 aprile, Roma: alle 19 al Monk sono ospite del podcast Svergognate, bisogna prenotarsi per assistere live!
8 maggio, Pesaro: al festival Percorsi, un “drink talk” per una cittadinanza digitale più critica e femminista.
Qui invece ti chiedo aiuto per questa inchiesta —> Quando si parla di violenza maschile contro le donne c’è una grande lacuna nella narrazione mediatica, ma perché c’è una grande lacuna nei dati istituzionali che abbiamo a disposizione: quando le vittime sono donne con disabilità o con una diagnosi psichiatrica, difficilmente troviamo storie o statistiche che le riguardano.
Se hai testimonianze da condividere, scrivimi, o fallo nel form anonimo che ho preparato.
Sei tra le 14869 persone che leggono la newsletter. Nell’ultima puntata abbiamo parlato di oggettività alla Nasa:
To glitch is to embrace malfunction, and to embrace malfunction is in and of itself an expression that starts with “no.” - Creare / produrre glitch significa accettare il malfunzionamento, e accettare il malfunzionamento è di per sé un’espressione che inizia con “no”.
Legacy Russell, Glitch feminism: A manifesto (2020)
La serendipità nell’era delle IA
Serendipità1 è una delle parole che la designer italiana Giorgia Lupi ha inserito nel suo manifesto dell’umanesimo dei dati, usandola come aggettivo associato a “dati” al posto di “predittivi”. I dati possono essere serendipitous (e soggettivi, imperfetti, stimolanti…), anzi dobbiamo accogliere la loro serendipità, non combatterla.
Per la designer il concetto nasce dall'osservazione che "hardly anything is predictable in life”, e che la visualizzazione ma anche l’analisi dei dati dovrebbero essere atti esplorativi, non predittivi.
Non vorrei pormi la domanda sull’intelligenza artificiale dando per scontato che usare le macchine ci faccia perdere questo vagabondare, questa serendipità appunto.
Mi rendo conto infatti che quando lavoro con i chatbot e anche quando decido di non farlo, per alcune task specifiche, è perché in entrambi i casi ricerco o non voglio perdere la possibilità di stupirmi non solo del risultato ma anche del processo.
Per esempio, condivido con le IA contenuti scritti da me, come libri, newsletter, presentazioni. Poi le interrogo su cosa ci sia dentro, chiedo aiuto per sviluppare nuovi ragionamenti che di solito mi fanno riscoprire concetti che mi ero dimenticata di aver già curato e li ri-elaboro con uno sguardo diverso. Uno dei miei strumenti preferiti è NotebookLM, che uso come una barra di ricerca potenziata dentro documenti di qualsiasi formato: chiedere all’IA di rileggere insieme un paper o guardare un video, mi aiuta a trovare conferme o smentite di quello che avevo pensato avendoli letti, visti o ascoltati da sola. Preparo così anche gli esami all’università, trovando e caricando su Notebook materiali diversi sui temi per cui devo studiare e integrando i libri del programma. Ci metto i video dei prof che trovo su YouTube, i paper che ci consigliano, e la versione pdf dei libri, quando la trovo. A volte chiedo aiuto anche per capire i concetti che ho letto e sottolineato, mi faccio preparare quiz e podcast che ascolto mentre corro o cammino per assimilare nozioni con nuove modalità. L’apprendimento per me funziona bene se uso diversi formati, perché la mia mente viene ingannata e crede di scoprire cose nuove, così mi annoio meno o mi sembra di non perdere tempo.
Provo anche a chiedergli di funzionare come editor per sistemare frasi che mi sembrano contorte. Solo che poi li ascolto, almeno non completamente, non sempre, così come faccio con il dizionario dei sinonimi e contrari. Il computer è un computer, non ha sempre ragione, anzi.
Mi sembra di non poter fare a meno delle IA per lavorare, ormai, perché ci ragiono insieme. Non affido loro nessun compito, mi piace pensare che li condividiamo. So che Mafe de Baggis mi capisce e ne aveva scritto.
Nel manifesto di Giorgia Lupi anche la frase “risparmiare tempo” associata alle potenzialità dei dati viene cancellata: potremmo fare lo stesso con l’uso delle IA. Passiamoci del tempo insieme, piuttosto che credere di aumentare la nostra produttività, o meglio, rifiutiamo questa narrazione.
Lasciamo emergere i glitch
Ci sono poi una serie di compiti che tengo per me. Nel suo manifesto per un Glitch feminism la scrittrice Legacy Russel usa il concetto di glitch, di errore, per descrivere i corpi che si rifiutano di funzionare secondo le norme: corpi neri, queer, trans che non eseguono la partitura che il sistema si aspetta da loro, non si lasciano definire o classificare.
Le IA, con il loro processo di generazione di token in sequenza, dove ogni passaggio è condizionato da quello precedente, in modo coerente, sembrano l’anti-glitch per eccellenza, così ben progettate per eliminare l’attrito.
Per questo non potrei mai dare a un chatbot il compito di automatizzare la ricerca di notizie, di produrre una sorta di rassegna stampa personalizzata che mi aiuti a velocizzare il modo in cui vengo a conoscenza delle cose che accadono nel mondo: la ricerca di fonti, plurali, non per forza in linea con le tematiche di cui mi occupo, è il mio punto di forza. Ma, soprattutto, non credo che eliminando il superfluo (come fa un’IA a decidere cos’è superfluo? ma come faccio io, prima ancora di aver letto, a dare questa istruzione?) il mio lavoro possa migliorare. Le mie fonti le ho selezionate e salvate dentro un rss reader, e scorrere le numerose notizie “inutili” che (forse) non userò mai non è una perdita di tempo. Gli scarti di oggi potrebbero tornarmi in mente all’improvviso. Serendipitosamente.
Non posso farmi scrivere le domande per un’intervista. Il ragionamento che porta a dialogare con una persona con cui voglio approfondire una tematica dipende anche dalle risposte che mi dà: l’IA fa domande così prevedibili che a rispondere potrebbe essere un’IA stessa. Mi è capitato in veste di persona intervistata: le domande non riguardavano il mio lavoro in modo specifico, ma in generale i miei “temi”, e allora davvero può rispondere qualunque chatbot. Facciamoli parlare tra di loro, quand’è così :)
Non posso farmi fare la prima stesura di un testo: il mio modo di lavorare alla scrittura è caotico, l’ho raccontato in un’intervista a Letizia Sechi, ma se non procedo così allora non so veramente perché sto scrivendo, né cosa sto pensando. Questa newsletter ha avuto bisogno di una riscrittura lunghissima, ci ho lavorato più di un giorno intero. Ma ho bisogno di tirare fuori tutto, prima di mettere in ordine.
Per Russell i “glitch” sono risultati inattesi e fuori dall’ordinario. Possiamo comunque considerarli errori, ma con una tensione al cambiamento
Errors bring new movement into static space tenere, l’errore introduce movimento dove c’era staticità.
Rifiutare le IA (come rifiutare i dati, o fare lo sciopero dei dati) vuol dire de-condizionare l’automatismo dei processi. Procedere vagabondando, ma con intenzionalità.
Su questo tema puoi leggere anche:
Elena Canovi sullo sciopero dei dati.
La bibliografia curata da Mafe de Baggis per conversare con le intelligenze artificiali.
Hai altre letture da consigliarmi? Scrivile nei commenti, grazie!
La dataviz della settimana
I primi cento giorni del sindaco di New York Zohran Mamdani in formato data viz.
Dai commenti Instagram: Missed opportunity to call this Mamdata.

Bene, questa newsletter riscritta una decina di volte vi saluta, ci risentiamo mercoledì prossimo :)






Tanto amore per i glitch 🔥
Ciao Donata, bellissima newsletter, mi ha molto colpito. Ho una domanda per te: dialogando con il chatbot e/o usando NotebookLM, come gestisci la verifica dell’output e delle informazioni/ragionamenti che ti tornano indietro? In altre parole: come fai a fidarti della macchina? Che tipo di paletti e protezioni adotti? Oppure il tipo di relazione che hai instaurato non pone problemi di questo tipo? Spero di essermi spiegata!
Io sono super reticente a dare a ChatGPT, Gemini o Claude quanto scrivo, non perché abbia un brutto rapporto con la tecnologia, anzi (ho lavorato 7 anni in Big Tech), ma perché temo da un lato che finisca nel posto sbagliato, dall’altro di venire meno all’esercizio di certe capacità cognitive, quelle che preferisco usare più di tutte. Per questo mi interessa capire, da persone di cui so di potermi fidare, cosa invece posso fare per integrare la macchina nel mio lavoro in maniera “intelligente”. Grazie!