"La Nasa dovrebbe tornare a occuparsi di scienze esatte"
Mentre guardiamo Artemis II, i dubbi sull'oggettività della scienza (per un senatore repubblicano)
Come sono andate le vacanzine? Il mio inconscio ha fatto sì che io lasciassi il caricabatterie del computer in studio. Avevo bisogno di riposo, per fortuna non sono sempre padrona delle mie azioni.
In questo numero: torniamo al 2015, quando il senatore repubblicano Ted Cruz riteneva che la Nasa dovesse tornare alle “scienze dure e esatte”, lasciando perdere gli earth studies. Questa visione ha influenzato i tagli alla ricerca a cui assistiamo oggi, nel secondo mandato di Trump. E poi: come sapere se la toilette della capsula Orion funziona? Guarda sotto.
“Non posso aspettare i turni di notte, andare a fare consegne alle 3 del mattino, è una questione di sicurezza ma è anche un problema per me che sono una mamma single: mi sono portata i bambini dietro per le consegne tante volte, ma di notte è impossibile oltre che ingiusto per loro”. A parlare è Noemi (nome di fantasia), 47 anni, che dal 2019 al 2025 ha lavorato come rider per Glovo nella zona della provincia di Torino. Oggi, insieme a Silvia (altro nome di fantasia), 49 anni, sua ex collega, ha fatto causa all’azienda Foodinho Srl, filiale italiana della multinazionale Glovo, per discriminazione, molestie e per il riconoscimento del lavoro subordinato. Continua su Sky Insider.
Su Fanpage una mia intervista a proposito di dati “oggettivi”, in formato video o testo.
Dove mi trovi prossimamente
16 aprile, Milano: 40 anni di Cadmi, alle 10, sala Alessi, in piazza della Scala.
18 aprile, Roma: all’Auditorium Parco della Musica, c’è il Festival delle Scienze di Roma, e parlo all’evento “Dati bugiardi”.
8 maggio, Pesaro: al festival Percorsi, un “drink talk” per una cittadinanza digitale più critica e femminista.
Lavoriamo insieme? Puoi portarmi in azienda per un evento, contattarmi per una consulenza su come raccontare meglio i tuoi dati o promuovere il tuo lavoro su questa newsletter con un’inserzione. Scrivi a progetti@donatacolumbro.it per i dettagli.
Sei tra le 14850 persone che leggono la newsletter. Nell’ultima puntata abbiamo parlato di Epstein files, big data e il valore delle testimonianze:
Ma quello che intendeva dire a sua figlia - e che le dirà al ritorno - è che il progresso non è una cosa, ma una sensazione, un miscuglio di avventura ed espansione che parte dalla pancia e sale fino al petto ( e che spesso arriva alla testa, dove in molti casi finisce per rovinarsi).
Samantha Harvey, Orbital (2024)
La Nasa dovrebbe studiare la Terra o lo spazio?
Nel marzo 2001 ero seduta su dei gradini in legno che facevano da spalti improvvisati, sistemati come per assistere a una parata. Ero appena atterrata in Guyana francese con altri nove compagni di classe italiani, cinque studenti francesi di Toulouse, altri dieci da Monaco, e cinque di Cayenne. Portati di corsa con quattro pulmini allo Space center di Kourou per assistere in tempo al lancio di Ariane 5, uno dei razzi dell’agenzia spaziale europea (Esa) che avrebbe messo in orbita dei satelliti per le telecomunicazioni. Non una parata, quindi, ma un lancio spaziale.
Eravamo lì grazie a un programma di scambio promosso dall’Esa e dalla città di Torino, per cui noi trenta quindicenni fortunati avremmo viaggiato per due anni coperti da una borsa di studio tra le città coinvolte nell’industria spaziale europea incontrando astronauti, ingegneri, visitando centri spaziali e imparando qualcosa sulle missioni.
Nel 2026, guardare il lancio di Artemis II dallo schermo del cellulare mentre faccio colazione con mio figlio di rende quel ricordo quasi irreale. È successo davvero? Ero lì, ho visto il razzo partire? Sì. Ma ricordo meglio la visita al centro di comando, le sale operative, e poi, lo ammetto, il mercato di spezie di Cayenne e soprattutto i due giorni in bicicletta nella foresta amazzonica con il virus intestinale più forte mai affrontato in un viaggio (finora).
Torniamo all’Esa, e alla Nasa.
Anche a 15 anni, con un interesse nei confronti delle esplorazioni spaziali che era quello di un’adolescente più felice di andarsene in giro per il mondo con i suoi coetanei che pensare al suo futuro di scienziata (e infatti), l’idea che andare nello spazio, mandarci satelliti e astronauti, avesse molto a che fare con la vita sulla Terra era abbastanza chiaro. Non mi sembrava qualcosa che potesse essere messo in dubbio.
Ci sarebbero voluti Ted Cruz, e tutta la crew anti-scientifica Maga, per aprire “il dibattito”.
Se il senatore repubblicano avesse partecipato a uno scambio culturale come il mio forse nel 2015 avrebbe evitato di sostenere che la Nasa stava sprecando risorse sulle scienze della Terra invece di concentrarsi sull’esplorazione spaziale, che lui considerava la missione autentica dell’agenzia. Per rafforzare il punto, davanti al Sottocomitato senatoriale su Spazio, Scienza e Competitività, aggiunse che la Nasa dovesse “tornare alle scienze esatte”, lasciando intendere che lo studio del pianeta su cui viviamo non rientrasse in questa categoria.
Dieci anni dopo, quella posizione non è rimasta solo una provocazione da audizione congressuale, ma è entrata appieno nei programmi del governo Trump. Il 14 agosto 2025, Sean Duffy, amministratore ad interim della Nasa e segretario ai Trasporti dell’amministrazione Trump, aveva dichiarato in diretta su Fox Business: “tutta la scienza climatica e tutte le altre priorità della precedente amministrazione alla Nasa le metteremo da parte. Tutta la scienza che facciamo sarà diretta all’esplorazione. È per questo che abbiamo la Nasa, non per fare tutte queste scienze della Terra”.
Peccato che studiare la Terra non sia una deviazione ideologica recente: nello statuto istitutivo dell’agenzia spaziale tra le priorità viene considerata “l’espansione della conoscenza umana dei fenomeni nell’atmosfera e nello spazio”.
Per Cruz, tornare alle scienze “esatte” implica invece una differenza metodologica tra scienze della Terra e le altre scienze finanziate dalla Nasa. Ma chi studia il clima, gli oceani o la composizione dell’atmosfera usa lo stesso metodo scientifico, pubblica sulle stesse riviste peer-reviewed, applica gli stessi standard di rigore degli astrofisici.
L’oggettività contro “l’ideologia marxista”
È che l'oggettività di Cruz funziona al contrario: prima si stabilisce quali risultati sono inaccettabili, poi si decide che la scienza che li produce non è vera scienza. Dimostrare che i cambiamenti climatici recenti sono prodotti dall’essere umano? È ideologico, non oggettivo.
Ho ritrovato la citazione del 2015 del senatore repubblicano preparando un talk sull’oggettività, perché Cruz su questo punto ci è poi tornato nell’ottobre 2024, presentando il rapporto “D.E.I. - Division, Extremism, Ideology”, a cura dello staff repubblicano della Commissione senatoriale su commercio, scienza e trasporti, presieduta, appunto, da Ted Cruz.
Il rapporto si apre con queste parole:
Dall’inizio dell’amministrazione Biden-Harris, la National Science Foundation (Nsf) ha finanziato in misura crescente ricerche e programmi che colorano l’indagine scientifica e i progetti di divulgazione attraverso la lente dell’ideologia politica, minando le discipline scientifiche oggettive e rigorose come la fisica, la chimica e la biologia, in cui fatti e teorie possono essere misurati, testati e riprodotti in modo indipendente con precisione.
La tesi del rapporto è che l’amministrazione Biden-Harris abbia sistematicamente politicizzato la National Science Foundation finanziando ricerca ideologicamente orientata invece di scienza “oggettiva”.
Il comitato sostiene di aver analizzato oltre 32.000 grant della Nsf, identificandone 3.483, per più di 2 miliardi di dollari, come “DEI”: diversità, equità, inclusione, giustizia sociale, razza, genere, giustizia ambientale.
La classificazione è stata fatta per parole chiave: se un bando contiene termini come “equity”, “inclusion”, “climate justice”, “systemic racism”, viene automaticamente catalogato come ideologico.
Vi ricorda qualcosa?
Sì, la lista di parole da escludere nelle ricerche scientifiche per poter ottenere finanziamenti, e la cancellazione dei dataset o delle domande di indagine nei censimenti statistici federali parte proprio da questo studio.
Questo significa che ricerche sulla diversità biologica, sulla salute mentale in contesti STEM, sull’accesso all’istruzione scientifica diventano “marxismo neo-woke” per il solo fatto di contenere certe parole. Si definisce ideologico ciò che usa un certo vocabolario, poi si usa quella definizione per dimostrare che la scienza è stata politicizzata.
Se per Cruz la scienza “oggettiva” è il dominio dove “fatti e teorie possono essere misurati, testati e riprodotti indipendentemente”, tutto il resto, dalle scienze sociali, agli studi di genere e alla giustizia ambientale, è presentato come non-scienza o pseudo-scienza.
Gli esempi riportati nel comunicato stampa che accompagna il report vorrebbero testimoniare l’assurdità del funzionamento della ricerca scientifica ai tempi della “DEI”, ma in realtà dimostrano semplicemente che la giustizia sociale e l’equità non sono valori della destra repubblicana. E usarli in questo modo diventano lo specchio di un’altra ideologia, quella suprematista MAGA:
Nel 2023, la NSF ha assegnato alla Georgia Institute of Technology (Georgia Tech) un grant da 99.791 dollari a Kelly Cross per «scardinare il privilegio razzializzato nelle aule STEM», riconoscendo che «la bianchezza e la supremazia bianca sono profondamente radicate nel passato, nel presente e nel futuro dell’istruzione superiore statunitense». Cross intendeva «sovvertire questi sistemi tossici… per creare un sistema educativo più equo» e «avviare una conversazione nazionale sul contrasto alle disuguaglianze razziali e alla supremazia bianca nella professione e nelle aule STEM».
Nel 2022, la NSF ha assegnato alla San Jose State University 401.744 dollari per un progetto in corso volto a «trasformare l’insegnamento e l’apprendimento scientifico attraverso l’empowerment di insegnanti e studenti come ricercatori e agenti del cambiamento per la giustizia climatica». Il progetto mira a favorire «lo sviluppo di un hub per un’educazione scientifica centrata sulla giustizia» e a produrre materiali didattici e attività di formazione professionale che «esaminino la natura intrecciata della giustizia climatica e della giustizia razziale».
Il paragone che a volte viene fatto rispetto a questo mandato di Trump con la repressione maccartista, con le liste nere per colpire artisti, intellettuali e funzionari pubblici con accuse di filo-comunismo, non è campato in aria: il rapporto collega esplicitamente i finanziamenti della fondazione alle proteste pro-Palestina del 2024, argomentando che i grant DEI abbiano causalmente prodotto antisemitismo nei campus. È una catena logica molto debole, no? Finanziare una ricercatrice che poi ha firmato una lettera aperta non dimostra causalità, ma è strutturata per produrre un effetto di scandalo morale. E delegittimare la scienza.
Anche quella che porta astronauti e astronaute nello spazio, se ci vanno per studiare la Terra.
La dataviz della settimana
La Nasa mette a disposizione moltissimi dati sulla missione di Artemis II, Chad Ohman li ha usati per costruire una dashboard di monitoraggio dove si vede anche se la toilette di bordo funziona.
Ciao, ci risentiamo mercoledì prossimo!







