Il caldo è viola, marrone o nero?
Storia di un grafico che ha influenzato il modo in cui rappresentiamo i cambiamenti climatici
Oggi la lezione mensile di data viz prende in considerazione un grafico molto molto famoso.
Anche se, quando a una platea di bambini ho chiesto se sapessero di cosa si trattava, mi hanno risposto
Certo, è la prima schermata di Netflix!
Passate loro questa newsletter e parlatene in classe, vi prego :)
Dove mi trovi prossimamente
1 luglio, L’Aquila: alle 19 presento il libro “Perché contare i femminicidi è un atto politico”, al Laboratorio Radici, in dialogo con Elena Canovi, per un evento organizzato da Fuori Genere.
2 luglio, Avezzano: alle 18 un incontro sul mio libro organizzato da dall’associazione Presenza Femminista, in uno spazio vicino al Centro Antiviolenza della città.
10 luglio, Capoliveri: sbarco sull’isola d’Elba, dove presento il libro alle 21:30 in occasione della rassegna Autorə in Vantina.
14 luglio, Roma: sono una degli ospiti di “Ci vorrebbe una buona idea”, una chiacchierata estiva alla libreria teatro Tlon (bisogna prenotarsi).
Cosa ho scritto (o cosa ho detto)
Per SkyTg24 parlo di un problema di dati (MA VA) e soprattutto di classificazioni: dall’Unar all’Oscad, nel nostro paese ci sono diversi strumenti per segnalare episodi di razzismo e discriminazioni, ma le istituzioni non li registrano in modo da rendere misurabile l’odio anti-musulmano. Un’iniziativa del comune di Torino potrebbe segnare la strada per aumentare la consapevolezza e migliorare la raccolta dati.
Per il blog di Hive Mind, una riflessione sull’IA per il terzo settore, quali competenze servono? In inglese (per ora).
Sei tra le 15028 persone che leggono la newsletter. Nell’ultima puntata abbiamo discusso su cosa ci rende umani, se le macchine non si limitano ad amplificare il lavoro delle mani, ma iniziano a partecipare al lavoro della mente.
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Ogni cosa buona che fate è presumibilmente una protezione contro un futuro più caldo, ma la cosa davvero importante è che è buona oggi. Finché avete qualcosa da amare, avrete qualcosa in cui sperare.
Jonathan Franzen, E se smettessimo di fingere? (Einaudi 2020)
Il caldo è viola, marrone o nero?
Nel maggio 2018 il climatologo Ed Hawkins presentò per la prima volta le sue warming stripes: una serie di strisce verticali colorate, ordinate cronologicamente, che mostrano l’andamento delle temperature globali dal 1850 a oggi.
Era stato invitato come ospite all’Hay Festival, un festival letterario del Regno Unito, dove era previsto un suo intervento insieme alla poetessa Nicola Davies. L’occasione di dover parlare davanti a un pubblico di non addetti ai lavori aveva dato modo allo scienziato di sperimentare con qualcosa di diverso rispetto ai soliti grafici sui cambiamenti climatici, spesso incomprensibili fuori dalle cerchie accademiche. Hawkins racconta che l’ispirazione arrivò dal lavoro di due scienziate: quello di Ellie Highwood, professoressa di fisica del clima all’università di Reading, che aveva realizzato una coperta all’uncinetto multicolore in cui ogni riga rappresentava la temperatura in un anno e quello Joan Sheldon, scienziata esperta di ecosistemi marini, che già nel 2015 aveva creato una “sciarpa globalmente calda” con strisce rosse, blu e viola.
Per le sue strisce di calore Hawkins semplificò ulteriormente il concetto, utilizzando solo due tonalità: blu per gli anni più freddi della media e rosso per quelli più caldi e distribuendo il tutto in una grafica minimale, priva di assi, numeri o qualsiasi altro elemento “superfluo”.

Se avete letto “Ti Spiego Il Dato”, il libro, lo sapete già: considero questo grafico un esempio di come la rimozione di assi, numeri e didascalie, quindi una scelta che potrebbe sembrare “meno scientifica” o meno rigorosa, abbia invece reso possibile la creazione di un'immagine d'impatto, in cui l’aumento delle temperature dovuto all’attività umana è innegabile.
Hawkins scelse il 1850 come base, perché è l'anno da cui partono i principali set di dati sulla temperatura globale, avendo a disposizione abbastanza osservazioni per una visione d'insieme affidabile. La prima versione in assoluto uscì su Twitter pochi giorni prima del Hay Festival. Durante l'evento invece Hawkins mostrò una versione specifica per quella città, notando come le persone fossero colpite dal vedere il riscaldamento globale applicato alla propria scala locale.
Nel giro di una settimana dal lancio del sito interattivo (dove chiunque poteva generare le strisce della propria regione o città) più di un milione di persone avevano scaricato la grafica delle strisce climatiche. Negli anni sono comparse su magliette, autobus, palazzi istituzionali, persino proiettate sulle scogliere di Dover e usate per installazioni tridimensionali, come questa in un parco di Boston, negli Stati Uniti:
Strisce azzurre, blu e rosse per raccontare un clima che cambia, e che hanno influenzato il modo in cui i media usano i colori nelle data viz sul riscaldamento globale.
Un caldo fuori misura
In realtà, avrete notato che in questi giorni in alcune mappe sulle ondate di calore vediamo comparire un altro colore, il viola.
Come racconto in Numeri, l’ultima newsletter di Internazionale:
In Australia, nel 2013, i tecnici del Bureau of meteorology si accorsero che le previsioni avrebbero superato i 50 gradi in alcune aree interne e non avevano colori da usare nelle mappe meteorologiche standard per mostrare le temperature oltre quella soglia. Dovettero quindi aggiungere due nuove tonalità, e l’ultima era un viola acceso, quasi fluorescente.
La geografa Deborah Dixon ha ricostruito questa storia in un saggio del 2023, collegandola a quella delle Warming stripes, le strisce di calore del climatologo Ed Hawkins. Anche Hawkins, nel 2021, in vista della Cop26 di Glasgow, aveva valutato di aggiungere un altro colore: “Avrebbe potuto usare sfumature di nero, si chiedeva? O avrebbe potuto introdurre quello che definiva uno ‘scenario inferno’, uno scenario che vira verso un viola incandescente? Alla fine, rispondendo ai suggerimenti di alcuni dei suoi follower su Twitter, optò per il rosso che sfuma nel nero”.
Se il viola oggi è usato ancora nelle mappe termiche a infrarossi [infatti lo troviamo nelle mappe dei centri di meteorologia che mostrano le ondate di calore in Francia di questi giorni], che hanno una scala che va dal viola all’arancione al bianco, sembra essere sparito dalle visualizzazioni sui giornali che elaborano i dati sulle ondate di calore.
Per Deborah Dixon l‘introduzione del viola non è solo una modifica estetica, ma una “violazione” (breach, dal titolo del suo paper1) sia delle condizioni climatiche abituali, perché il caldo estremo diventa così anomalo da richiedere un nuovo colore, sia della nostra capacità di mantenere uno standard di misurazione. La scala stessa, nella sua logica interna, viene meno quando un colore (il viola) si ripete a entrambe le estremità.
Come racconta la geografa, l’apparente universalità del rosso-caldo e blu-freddo è in realtà però una convenzione occidentale, principalmente inglese e tedesca, nata tra il Settecento e l’Ottocento nelle teorie del colore per i pittori, e solo successivamente assorbita dalla meteorologia moderna. Nell’antica Grecia, il fuoco era bianco per Empedocle, rosso per Platone, dorato per Aristotele. L’acqua era nera o bianca a seconda di chi la osservava. Le associazioni erano instabili, concorrenti, non c’era un sistema.
E dopo il viola?
In un’intervista per il podcast Totally Cooked (adoro il titolo), Hawkins racconta di aver lavorato anche a versioni delle strisce che guardano al futuro, con due scenari costruiti in base alle scelte che possiamo fare ORA: in uno il riscaldamento si ferma a 1,5-2 gradi, nell’altro arriva a 3 gradi. Nel primo caso, il rosso rimane più chiaro. Nel secondo, si scurisce sempre di più, arrivando, ancora una volta, al viola/magenta.

In una versione dell'IPCC alle strisce, che vanno dal giallo al viola, sono affiancate le icone di persone nate in epoche diverse, dagli anni Cinquanta ai giorni nostri, per comprendere ancora meglio come la qualità della nostra vita potrebbe dipendere dal futuro che scegliamo.

Mi raccomando non uscire nelle ore più calde, bevi tanta acqua e ci leggiamo domenica, se hai un abbonamento con versione premium.
A presto!
Dixon, D. (2023). In the breach: feeling the heat of climate change. Scottish Geographical Journal, 139(1-2), 103-114.






