Cosa dicono i dati di genere su Sanremo, il festival al maschile più importante di Italia.
L'analisi di una data guest star davvero esperta sul tema
In questo numero: ci prepariamo a Sanremo con un’analisi di un esperta sul tema del gender gap nell’industria musicale. Lei è Federica Pezzoni e ci svela che dietro il palco dell’Ariston esiste una struttura quasi interamente maschile: dagli autori dei brani alle direzioni artistiche, le donne restano sistematicamente ai margini di chi decide, crea e firma la musica italiana.
Per SkyTG24 ho scritto di Olimpiadi: Cosa dicono i dati sulla maternità delle atlete? Ho visto in diretta la gara di Francesca Lollobrigida quando ha vinto il primo oro. Mi sono emozionata quando ha cercato il figlio sugli spalti e l'ha finalmente abbracciato a gara finita, ed è un bene che si parli di atlete-madri sui giornali. Ma questa visibilità spesso non è stata collegata a una vera analisi delle performance o ai diritti negati per chi decide di avere figli nel pieno della carriera, ma all’elemento “ispirazionale”, con le campionesse presentate come “super mamme”, insistendo sul sacrificio e, puntando quindi a una narrazione individuale e non collettiva o sulle difficoltà strutturali. Per Mara Cinquepalmi, autrice del libro “Tabù. Di donne, sport e informazione” (2025). “Ogni loro vittoria sembra sia merito anche di quei nove mesi. Peccato, però, che quando si parli di diritti, allora la retorica cede il passo alla realtà".
E quindi sono andata a cercare i dati: ci dicono che le donne rappresentano solo il 34-39% dei partecipanti negli studi di scienze motorie, e meno del 6% degli studi è focalizzato esclusivamente su atlete. Quindi, i protocolli di allenamento e recupero post-parto sono spesso ADATTAMENTI di studi condotti sugli uomini.
Dove mi trovi prossimamente
18 febbraio, online: stasera in diretta Instagram con Damiano Rizzi e Stefania Andreoli.
20 febbraio, Bari: alle 15 intervengo all’università Aldo Moro sul contare i femminicidi, all’inaugurazione di un nuovo corso accademico (aperto a tutti, qui il programma).
24 febbraio, Perugia: presentazione del libro al circolo “Il Porco Rosso”.
27 febbraio, online: “Dati presentati bene e femministi”, con le SlideQueen.
2 marzo, Genova: tengo un seminario in occasione delle celebrazioni del 25° anno accademico del corso in Statistica Matematica e Trattamento Informatico dei Dati all’università di Genova.
5 marzo, Cento: presentazione del libro, alle 20:30, presso il Palazzo del Governatore in Piazza Guercino.
7 marzo, Rovereto: evento per la comunità Speck & Tech, aperto a tutti ma con prenotazione.
14 marzo, Torino: intervento al Non profit Women Camp.
LAVORIAMO INSIEME? Puoi portarmi in azienda per un evento, contattarmi per una consulenza su come raccontare meglio i tuoi dati o promuovere il tuo lavoro su questa newsletter con un’inserzione. Scrivi a progetti@donatacolumbro.it per i dettagli.
Sei tra le 14806 persone che leggono la newsletter. Nell’ultima puntata abbiamo cercato di capire di chi è la responsabilità di pubblicare certi dati pubblici. E se vuoi sapere come è andata dopo che abbiamo incontrato le istituzioni, lo racconto qui.
“Mostrerò alla Vostra Illustre Signoria ciò che una donna può fare. […] Le opere parleranno da sole.”
Artemisia Gentileschi (1649)
I dati di genere su Sanremo, il festival al maschile più importante di Italia.
di Federica Pezzoni.
Sta per iniziare la settantaseiesima edizione del Festival di Sanremo, il più importante evento musicale in Italia. Per una settimana quel palco diventerà lo specchio dell’industria artistica nazionale, riflettendone squilibri e dinamiche di potere. Siamo abituatə a considerare la musica qualcosa di leggero, privo di reali implicazioni sociali, ed è anche per questo che fatichiamo a notare l’enorme divario di genere che attraversa l’industria musicale. Un ambito spesso percepito come libero e universale si regge, in realtà, sul lavoro prevalentemente maschile e su meccanismi di esclusione sistemica femminile.
Se nelle classifiche dei 100 album più venduti in Italia nel 2025 sono presenti solo 8 donne1, che immagine restituisce il Festival di Sanremo in termini di presenze e assenze?
Quest’anno vedremo alternarsi sul palco 30 artistə, di cui 8 donne soliste, 18 uomini solisti, 3 partecipazioni miste e 1 band femminile. Se sciogliamo questi numeri arriviamo a un totale di 37 partecipanti composti da 14 donne e 23 uomini2. La presenza femminile si attesta intorno al 38%, una percentuale superiore alla media delle ultime dieci edizioni, che si aggira intorno al 25%. Il motivo principale di questo aumento? La partecipazione di una band composta interamente da donne (e l’assenza di band maschili). Sembra incredibile, ma Le Bambole di Pezza, sono la prima band interamente femminile a partecipare al Festival in 76 edizioni.

Quest’anno per la prima volta vedremo delle musiciste sul palco dell’Ariston, un fatto importante più di mille discorsi di sensibilizzazione perché le giovani donne possono finalmente vedersi rappresentate in un altro ruolo rispetto a quello della cantante.
La figura della cantante interprete sembra essere l’unica, nell’industria musicale, in cui la partecipazione femminile non viene percepita come un’eccezione. Un ruolo che, non a caso, è stato storicamente legato alla voce e alla dimensione performativa, più che a quella autoriale o tecnico - produttiva. Non sorprende che proprio qui si concentrino le percentuali femminili più alte, comunque lontane dalla parità, ma di sicuro superiori rispetto agli altri ambiti della filiera musicale.
Ecco perché
la rappresentazione delle musiciste o delle direttrici d’orchestra, pressoché inesistenti al Festival, è un passaggio imprescindibile per aumentare le presenze femminili in ruoli ritenuti prevalentemente maschili.
Ma i dati legati alle presenze sul palco sono solo la punta dell’iceberg di una struttura in cui le donne sono praticamente assenti.
Se andiamo a vedere chi ha scritto le canzoni in gara i numeri si abbassano drasticamente. Prendendo in esame solo le 30 canzoni di quest’anno, emerge un totale di 118 autori3 - uso volutamente il maschile perché 103 di loro sono uomini e solo 15 sono donne4. I team di autori per canzone vanno da 1 a 8 persone: su 30 brani non c’è nessun team completamente femminile ad eccezione della canzone di Levante, Sei tu, che è stata scritta interamente dalla cantautrice. Solo in 10 brani è presente almeno un’autrice, spesso l’interprete del brano stesso; le altre 20 canzoni sono firmate totalmente da uomini. È importante evidenziare la grandissima differenza in termini di posizione perché mentre gli uomini compaiono frequentemente come autori non interpreti, le donne sono per lo più cantanti coinvolte nella scrittura del proprio brano. La figura dell’autrice “pura” non interprete resta infatti rarissima. In questa edizione ne compaiono solo due: Federica Abbate, tra gli autori di Male necessario e Per sempre sì, e Noemi Bruno accreditata per Qui con me. Tutte le altre firme femminili coincidono con le interpreti dei brani in gara, ad eccezione di Patty Pravo ed Elettra Lamborghini che hanno due canzoni scritte da team solamente maschili.
Se andiamo a vedere le statistiche degli ultimi dieci anni per quanto riguarda l’autorialità la tendenza rimane spaventosamente invariata: le uniche canzoni firmate interamente da donne in queste edizioni sono solo 3 e corrispondono alle partecipazioni di Levante al festival. La cantautrice, infatti è l’unica artista ad essersi sempre scritta da sola i brani in gara a Sanremo: Sei tu in questa edizione, Vivo nel 2023 e Tikibombom nel 2020. In tutte le altre canzoni di questi dieci anni di Festival compare sistematicamente almeno una firma maschile.
Allargando lo sguardo oltre la dimensione strettamente musicale, i numeri rimangono comunque allarmanti. In settantasei edizioni di Festival, le conduttrici principali sono state soltanto sei, escludendo ovviamente le co-conduzioni, spesso costruite attorno a una presenza femminile chiamata a “stare un passo indietro”. Il numero delle direttrici artistiche è ancora più esiguo: una sola, Carla Vistarini nel 1997, peraltro in condivisione con Pino Donaggio e Giorgio Moroder.

Nemmeno le vittorie raccontano una storia diversa: nel nuovo millennio compaiono Elisa nel 2001, Alexia nel 2003, Lola Ponce nel 2008 (ma insieme a Giò Di Tonno), Emma nel 2012, Arisa nel 2014 e dopo dieci anni, Angelina Mango nel 2024.
Insomma, i dati non sono confortanti, ma ci servono per rendere manifesta l’esclusione che è ancora in atto nell’industria, e non solo. A livello nazionale non esiste un osservatorio che si occupi di monitorare l’andamento dei dati di genere nell’industria musicale e anche per questo la discriminazione agita rimane sommersa.
Questi lavori di raccolta dati e analisi rimangono iniziative portate avanti da collettivi dal basso, come Equaly, o singoli e singole ricercatrici, come me o Lorenzo Algieri5, mossə dall’urgenza di documentare ciò che non viene monitorato. Tutti i dati che ho citato nel testo, ad eccezione di quelli segnalati, li ho raccolti personalmente in questi anni, non trovando niente che tracciasse l’ampiezza dell’esclusione sistemica che caratterizza il Festival e, più in generale, il music business italiano.
Ora che la realtà è sotto la lente, possiamo iniziare a notarla, a discuterne e, soprattutto, a immaginare un futuro più equilibrato per la musica italiana.
Chi è la data guest star di oggi:
Federica Pezzoni porta avanti da alcuni anni una ricerca sul gender gap all’interno del music business. Nel 2024 ha creato il podcast “Si cambia musica” per immaginare un mondo musicale femminista e al passo coi tempi. È parte del collettivo La Cantautrice che si occupa di dare supporto e creare rete tra le cantautrici emergenti italiane. A febbraio 2025 ha pubblicato il suo primo saggio sulla musica: “Musicarpia. Guida femminista per una musica sovversiva e collettiva” per le plurali editrice. A novembre 2025 è uscito “Iconiche. Canzoniere delle cantautrici italiane di oggi”, curato dal collettivo La Cantautrice, edito da Arcana. È fra le ideatrici e promotrici del Manifesto per una musica femminista “Suonare in grande”. Ha una newsletter dove scrive analisi femministe del mondo della musica.
La dataviz della settimana
Restiamo in tema musicale. È un lavoro dell’anno scorso, ma merita: The Pudding ha realizzato un saggio visuale interattivo che esplora il ruolo dei motivi musicali nella narrazione di musical come Wicked, Hamilton e Les Misérables. I motivi musicali non servono semplicemente come melodie piacevoli durante l’opera, la loro ripetizione può evocare idee, emozioni o personaggi specifici, funzionando come richiami narrativi nel tessuto della storia. Mi ha ricordato lo spettacolo di Pierino e il Lupo a cui ho assistito con i bimbi all’Auditorium Parco della Musica di Roma, dove ogni personaggio e quindi il suo arrivo in scena veniva interpretato dall’uso di strumenti musicali diversi. Questa qui sotto è una delle tante viz interattive da esplorare nel sito.
Ti ricordo che per tutto l’anno, tutto l’archivio e i contenuti in più, li puoi avere a meno di 4 euro al mese (esattamente 3,40€ se passi dal bottone qui sotto)
A mercoledì prossimo!
Fimi, Top of the music.
Non ci sono informazioni circa il non binarismo di genere dei concorrenti.
Ho raccolto le informazioni su ogni brano dal Repertorio SIAE.
Gli autori e le autrici sono conteggiati per ciascuna canzone in cui compaiono; un nome ripetuto in più brani viene contato più volte.
Le cui ricerche sul Festival di Sanremo devono ancora essere pubblicate.








Grazie, molto interessante
In realtà, non mi ricordo in quale anno, ma parteciparono anche le Lollipop che era una band interamente femminile.