"Ma perché non li pubblicano?"
Domani lo chiediamo alla presidenza del consiglio dei ministri, oggi rispondo io
In questo numero: in 120 secondi rispondo alla domanda che mi viene fatta più spesso quando racconto dei problemi dei dati sulla violenza di genere in Italia. E cioè: ma perché non li pubblicano?
Visto che siamo in periodo Olimpiadi se lavorate a scuola potete usare un pezzo scritto nel 2024 per Zanichelli su come guardare i dati del medagliere olimpico con una prospettiva diversa.
Per Internazionale ho scritto un nuovo episodio di “Numeri” sulle promesse di Donald Trump relative ai dazi. I conti non tornano. E la Casa Bianca è tornata a pubblicare horror chart.
Su Sky trovate un’intervista a cui tengo molto: ho parlato con Alissa Cooley Yonesawa, una delle avvocate dell’immigration clinic dell’università del Nevada. Qui ne avevo pubblicato un’anticipazione. Il resto dell’intervista è su Insider.
Dove mi trovi prossimamente
20 febbraio, Bari: alle 15 intervengo all’università Aldo Moro sul contare i femminicidi, all’inaugurazione di un nuovo corso accademico (aperto a tutti, programma).
24 febbraio, Perugia: presentazione del libro al circolo “Il Porco Rosso”.
27 febbraio, online: “Dati presentati bene e femministi”, con le SlideQueen.
2 marzo, Genova: tengo un seminario in occasione delle celebrazioni del 25° anno accademico del corso in Statistica Matematica e Trattamento Informatico dei Dati all’università di Genova.
5 marzo, Cento: presentazione del libro, alle 20:30.
7 marzo, Trento: evento per la comunità Speak & Tech, aperto a tutti.
Sei tra le 14801 persone che leggono la newsletter. Nell’ultima puntata abbiamo parlato della differenza tra schedare e raccogliere dati, un bisogno (e un timore) che emerge anche quando ne parlo in azienda:
I dati non costituiscono di per sé una base oggettiva per la conoscenza; è il modo in cui li organizziamo e li interpretiamo che ne determina il significato.
Sabina Leonelli e Anne Beaulieu, Data & Society (2021)
“Ma perché non li pubblicano?”
Domani 12 febbraio una delegazione della campagna Dati bene comune sarà all’ufficio della presidenza dei ministri per consegnare le 25mila firme della petizione per chiedere i dati sulla violenza di genere (continuate pure a firmare!) e aprire un dialogo per migliorare la forma e la trasparenza della pubblicazione. Dei problemi di questi dati ho scritto tante volte, riporto qui in breve un estratto da un pezzo pubblicato per Domani, dove commentavo il report annuale, che non cambia da quello settimanale, trimestrale, semestrale. È lo stesso pasticcio di sempre (dal 2021, da quando sono disponibili questi dati e si può vedere come sono cambiati nel tempo grazie a Web Archive):
Non c’è l’età di chi ha commesso l’omicidio, o delle vittime, non abbiamo una ripartizione geografica, non sappiamo se gli autori (o le autrici) hanno commesso suicidio dopo l’atto, non ci sono indicazioni su denunce pregresse, o se le persone uccise erano coinvolte nel traffico di esseri umani o nel sex work. Non conosciamo nemmeno la loro nazionalità. Non ci sono dati sull’eventuale presenza di orfani di femminicidio, non sappiamo se ci siano casi di figlicidi.
Ci sono dei numeri, ma non sono dati: in effetti, il documento promette quello che poi mantiene, e cioè semplicemente riassume l’andamento degli omicidi “con particolare attenzione ai delitti potenzialmente legati a liti familiari e violenza domestica” avvenuti nel 2025.
In più, come ripetevo in varie occasioni, a parte i dati prodotti da Istat in collaborazione con i centri antiviolenza, il resto delle indagini e dei report compare sui siti della polizia e del ministero dell’interno “a sorpresa”, per non citare letteralmente René Ferretti: nel 2024 viene pubblicato questo report relativo al 2023 ma non nel 2025. Lo avremo quest’anno? Chi lo sa.
E i dati sulla violenza che colpisce le donne con disabilità? Abbiamo dei dati incompleti relativi al 2022. Io mi sono fatta una tabella di tabelle per tenere traccia di queste pubblicazioni. Ma si può lavorare così?
Quando i dati li chiediamo, come ha fatto Period Think Tank, sono pieni di problemi.
MA PERCHÉ LE COSE NON CAMBIANO?
La mia risposta è che è una questione di responsabilità. Qualcuno deve prendersela. Mettere in piedi una data unit che possa realizzare un sito come quello del governo spagnolo sulla violenza di genere, garantire una certa periodicità e un formato corretto ai dati, con la spiegazione della metodologia utilizzata.
Elaborare report e mantenere le dashboard aggiornate.
Chi se la prende questa responsabilità?
Vediamo se domani otteniamo qualche risposta.
La dataviz della settimana
Se ho con me due schermi, uno è sempre acceso sulle Olimpiadi. Sì, guardare certe competizioni internazionali per me è un’ossessione, lo facevo con mio papà quando ero piccola e ora lo faccio con il 7enne, che condivide con me la stessa passione per punteggi, gare e medaglie. La dataviz è in tema, quindi, grazie al superbo team di visual data del New York Times, che ha raccontato la meccanica dietro al quadruplo axel di Ilia Malinin, atleta statunitense del pattinaggio di figura (link regalo per aprire il pezzo intero):


Ti ricordo che per tutto l’anno, tutto l’archivio e i contenuti in più, li puoi avere a meno di 4 euro al mese (esattamente 3,40€ se passi dal bottone qui sotto)
A mercoledì prossimo!





