La differenza tra "risk-averse" e "risk-aware" è illuminante, dalla finanza alla tecnologia, non solo per caratterizzare il rapporto delle donne con questi domini, ma anche e soprattutto per sottolineare la manipolazione linguistica di chi in questi domini è in posizione di potere. Grazie di questo pezzo necessario e per aver linkato il contributo di Mara Salis!
Ahhhh ci lasci con la suspense! Ho pensato molto al tema che affronti oggi da quando ho letto (nonché citato e condiviso) il tuo pezzo su SkyTg24: non vedo l'ora di leggere il seguito e la riflessione sul potere.
la prossima riflessione è quella che avrei voluto mandare oggi in realtà, ma come al solito penso di dover fare una tesi di dottorato ogni mercoledì e ho preferito rimandarla a quando avrò più tempo per essere sicura di aver citato TUTTE le fonti giuste :)
Grazie, Donata, pezzo importante, e non vedo l'ora di continuare. Tu, Elena Canovi e Paola Chiara Masuzzo mi state aprendo un sacco di nuove prospettive sull'IA, che pure uso molto - da persona socializzata donna - con dubbi etici e tormenti frequenti. Alla prossima storia!
Pezzo fondamentale. Il passaggio in cui ricordi la citazione di Mara Bolis sul fatto che le donne siano 'consapevoli del rischio' e non 'avverse al rischio' centra esattamente il punto. Vediamo le falle in sistemi progettati da altri e, giustamente, ci tuteliamo.
Mi ricollego proprio al tema dei bias, che spesso vengono liquidati come 'malfunzionamenti' o 'bug' da correggere. Finché continueremo a trattare la discriminazione algoritmica come un banale problema tecnico, non vedremo il vero nodo: il potere. L'AI non è neutra; replica la mentalità di chi ne imposta i confini e le configurazioni. La vera sfida per noi non è solo 'imparare a usare ChatGPT', ma prendere il controllo delle sue configurazioni avanzate. Dobbiamo iniziare a personalizzare gli assistenti virtuali, a creare istruzioni customizzate e ad addestrare questi modelli affinché ragionino tenendo conto dei nostri parametri, del nostro modo di lavorare e della nostra gestione del tempo. Finché delegheremo il 'dietro le quinte' tecnologico, l'output sarà sempre un uomo bianco in un ufficio di design. Grazie per aver scoperchiato questo vaso di Pandora.
Probabilmente il bias è altamente complesso e correlato a altre situazioni di svantaggio, come del resto hai suggerito. Ciò suggerisce anche una lettura un po' diversa della risk awareness. Il rischio è rischio, possiamo ipotizzare che al netto di una consapevolezza simile esistano comunque individui più disposti ad affrontarlo e altri meno propensi. Se consideriamo altre informazioni, come la minor digitalizzazione del mondo femminile in molti contesti o il minor accesso a strumenti, mi pare poco probabile che il minore utilizzo di AI sia determinato da una awareness che sarebbe carente nel gruppo maggiormente rappresentato in questi ambiti professionali. In altre parole c'è il rischio di eufemizzare le ragioni di una tendenza statistica, laddove probabilmente operano forme di diffidenza o anche una minor dimestichezza in senso generico.
La differenza tra "risk-averse" e "risk-aware" è illuminante, dalla finanza alla tecnologia, non solo per caratterizzare il rapporto delle donne con questi domini, ma anche e soprattutto per sottolineare la manipolazione linguistica di chi in questi domini è in posizione di potere. Grazie di questo pezzo necessario e per aver linkato il contributo di Mara Salis!
ho letto "d(u)omini" e va bene lo stesso, direi.
Ahhhh ci lasci con la suspense! Ho pensato molto al tema che affronti oggi da quando ho letto (nonché citato e condiviso) il tuo pezzo su SkyTg24: non vedo l'ora di leggere il seguito e la riflessione sul potere.
la prossima riflessione è quella che avrei voluto mandare oggi in realtà, ma come al solito penso di dover fare una tesi di dottorato ogni mercoledì e ho preferito rimandarla a quando avrò più tempo per essere sicura di aver citato TUTTE le fonti giuste :)
("Come al solito penso di dover fare una tesi di dottorato": auto-consapevolezza in cui mi riconosco molto)
Grazie, Donata, pezzo importante, e non vedo l'ora di continuare. Tu, Elena Canovi e Paola Chiara Masuzzo mi state aprendo un sacco di nuove prospettive sull'IA, che pure uso molto - da persona socializzata donna - con dubbi etici e tormenti frequenti. Alla prossima storia!
Pezzo fondamentale. Il passaggio in cui ricordi la citazione di Mara Bolis sul fatto che le donne siano 'consapevoli del rischio' e non 'avverse al rischio' centra esattamente il punto. Vediamo le falle in sistemi progettati da altri e, giustamente, ci tuteliamo.
Mi ricollego proprio al tema dei bias, che spesso vengono liquidati come 'malfunzionamenti' o 'bug' da correggere. Finché continueremo a trattare la discriminazione algoritmica come un banale problema tecnico, non vedremo il vero nodo: il potere. L'AI non è neutra; replica la mentalità di chi ne imposta i confini e le configurazioni. La vera sfida per noi non è solo 'imparare a usare ChatGPT', ma prendere il controllo delle sue configurazioni avanzate. Dobbiamo iniziare a personalizzare gli assistenti virtuali, a creare istruzioni customizzate e ad addestrare questi modelli affinché ragionino tenendo conto dei nostri parametri, del nostro modo di lavorare e della nostra gestione del tempo. Finché delegheremo il 'dietro le quinte' tecnologico, l'output sarà sempre un uomo bianco in un ufficio di design. Grazie per aver scoperchiato questo vaso di Pandora.
Probabilmente il bias è altamente complesso e correlato a altre situazioni di svantaggio, come del resto hai suggerito. Ciò suggerisce anche una lettura un po' diversa della risk awareness. Il rischio è rischio, possiamo ipotizzare che al netto di una consapevolezza simile esistano comunque individui più disposti ad affrontarlo e altri meno propensi. Se consideriamo altre informazioni, come la minor digitalizzazione del mondo femminile in molti contesti o il minor accesso a strumenti, mi pare poco probabile che il minore utilizzo di AI sia determinato da una awareness che sarebbe carente nel gruppo maggiormente rappresentato in questi ambiti professionali. In altre parole c'è il rischio di eufemizzare le ragioni di una tendenza statistica, laddove probabilmente operano forme di diffidenza o anche una minor dimestichezza in senso generico.