È così frequente morire durante un fermo della polizia in Italia?
Non cronaca, ma dati
Ciao, questa è la versione estiva di Ti Spiego il Dato (TSID per gli amici). Non perché sia più leggera negli argomenti, ma perché è in formato ridotto e arriva un po’ quando vuole lei.
Ci sono tante persone nuove, e io vi ricordo che se volete comprare il libro che dà il titolo a questa newsletter, c’è sempre il 15% di sconto sul sito dell’editore con il codice TSID15.
Oggi a leggere qui siete in 15173, grazie!
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Cosa ho scritto (o cosa ho detto)
Su SkyTG24 racconto delle nuove battaglie di Erin Brockovich, l’attivista che abbiamo conosciuto grazie al celebre film con Julia Roberts. Oggi ha creato una piattaforma di segnalazione dal basso sui data center negli Stati Uniti, dove i progetti spesso vengono approvati prima di coinvolgere la cittadinanza.
Nell’ultima newsletter di Internazionale metto a confronto due mappe sull’immigrazione storica negli Stati Uniti prodotte dal New York Times e dall’Economist in occasione dei 250 anni dalla dichiarazione d’indipendenza.
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“Nel panorama italiano degli studi sull’argomento c’è stata, soprattutto tra gli storici, una lunga reticenza a parlare in maniera diffusa e approfondita della violenza poliziesca e degli abusi. Da un lato per l’assenza o la difficile accessibilità di fonti documentarie dirette, dall’altro perché è probabile che sia circolata per molto tempo la falsa idea che occuparsi di questi temi poteva esporre al rischio di apparire meno rigorosi, meno misurati e troppo militanti”.
Michele Di Giorgio, Il braccio armato del potere: Storie e idee per conoscere la polizia italiana (Nottetempo 2024)
È così frequente morire durante un fermo della polizia in Italia?
La risposta che potete immaginare conoscendo questa newsletter è che… non ci sono dati per capirlo e per fare confronti con altri paesi europei.
Come scrivevo su Sky Insider più di un anno fa
L’Italia non produce dati che possano aiutare a capire quante persone sono morte durante le operazioni delle forze dell’ordine, che si tratti di arresti o blocchi stradali. La prima mappatura, con casi che partono dal 2000 a oggi, l’ha creata Luigi Mastrodonato, giornalista che si occupa da anni di questioni legate alle carceri e alle situazioni di fragilità nel nostro paese.
Secondo un’inchiesta di Civio, media spagnolo, in Europa tra il 2020 e il 2022 almeno 488 persone sono morte in custodia o in operazioni di polizia nei 13 paesi europei che pubblicano dati o li hanno forniti alla redazione. Tra questi, l’Italia non c’è.
La mappa creata da Mastrodonato è un insieme di storie: i segnaposto rossi raccontano i decessi avvenuti dal 2000 a 2025 durante fermi e controlli delle forze dell’ordine, e per ora il giornalista ne ha contati 76.
La maggioranza sono uomini e circa la metà di origine straniera:
“Ho iniziato a raccogliere queste storie cercando sui motori di ricerca, con parole chiave nella cronaca, tra battaglie legali e mobilitazioni sociali, e poi confrontandomi con i siti e i social di associazioni che se ne occupano, come Antigone, Osservatorio Repressione, Stefano Cucchi onlus e Acad, l’Associazione contro gli abusi in divisa”, racconta Mastrodonato. “In particolare, ho poi lavorato con Osservatorio Repressione che ha fatto un controllo sui miei dati incrociandoli con le loro fonti interne, per renderlo il più completo possibile. Infatti mi hanno segnalato altri casi che mi erano sfuggiti e sicuramente quello che ho contato rappresenta solo la punta di un iceberg”.
In Italia non ci sono nemmeno dati sulla profilazione razziale, cioè tutte quelle azioni delle forze dell’ordine che coinvolgono soprattutto persone razzializzate (che sono fermate e interrogate più frequentemente delle persone non razzializzate) e che possono portare a un uso eccessivo della forza e altre violazioni dei diritti umani. Il Regno Unito, invece, pubblica ogni anno questo tipo di statistiche. Non sono richieste impossibili.
Come osserva Michele Di Giorgio nel libro pubblicato da Nottetempo che ho citato sopra, studiare la polizia italiana è difficile, ma comprendere la refrattarietà delle istituzioni nel migliorare la propria accountability e trasparenza per me lo è ancora di più. I dati ci servono per unire i puntini, per capire come evitare nuovi abusi e incidenti, magari dovuti a una scarsa formazione degli operatori sulle tecniche migliori per eseguire un’immobilizzazione delle persone in stato confusionale. Non sappiamo ancora cosa sia avvenuto esattamente a Bologna con la morte di Abderrahim Fakir, ma abbiamo visto un video atroce e, come cittadine e cittadini, vorremmo evitare che succeda ancora e ancora (in questo pezzo su Internazionale Annalisa Camilli ricorda i precedenti). Anche le forze dell’ordine dovrebbero volere la stessa cosa.
La dataviz Il giochino della settimana
Nella versione estiva ti lascio un gioco per misurare le tue competenze geografiche: indovina la localizzazione precisa di cinque città al giorno.
Grazie di aver letto fino a qui, ricordo che sei nella versione estiva di Ti Spiego Il Dato, la prossima settimana potrei prendermi un’altra pausa, ma puoi leggere numeri d’archivio che ho lasciato liberi dal paywall, come questo:





