Credo l’avessi recuperato durante l’estate tra la quarta e la quinta superiore. Tornata a scuola, durante un’interrogazione, la prof di filosofia e storia mi disse che avrebbe voluto proporre alla classe “Come si diventa nazisti” di William Sheridan Allen, pubblicato da Einaudi nel 1968 e poi nel 1994 (e nel 2014). Io l’avevo appena letto, cogliendo incredibilmente un suggerimento di mia mamma (un consiglio sì e uno no, ero pur sempre un’adolescente), e ricordo di aver provato lo stesso choc che mi aveva generato la lettura di “Fontamara”, di Ignazio Silone, alle scuole medie.
Tutto quello che oggi ti sembra normale, tutta la propaganda che senti in tv, può trasformarsi da un momento all’altro in qualcosa di molto più pericoloso. Può arrivare a toglierti la libertà. Può succedere a te, non a qualcuno di lontanissimo da te.
Ne parlo oggi perché quel libro di Allen è pieno di dati e perché il modo in cui viene misurato il consenso nella piccola città di Thalburg - le folle radunate per eventi fintamente politici, la visibilità scambiata per radicamento - può raccontarci qualcosa di noi.
Dove mi trovi prossimamente
24 settembre, su Instagram: alle 14 con Maria Giuseppina Muratore, responsabile della Struttura Violenza, sicurezza e statistiche giudiziarie per ISTAT, discutiamo del report sulla Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta, non facile da leggere ma ricco di dati.
26 settembre, Bologna: alle 17 sono al festival Francescano, parliamo di contare i femminicidi (il tema di quest’anno è “Sorella Morte”).
30 settembre, Imola: presentazione del libro con l’associazione Trama di Terre.
8 ottobre, Roma: presentazione del dossier inDifesa di Terre des Hommes presso la sede di Anci, nel pomeriggio.
11 ottobre, Pisa: ci vediamo all’Internet festival?
13 ottobre, Torino: un evento al Circolo dei lettori su Revenge porn, cyberbullismo, con Vera Gheno.
Cosa ho scritto (o cosa ho detto)
Su SkyTg24 analizzo i nuovi dati del report sulla Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta insieme a Francesca Ranaldi del centro antiviolenza La Nara di Prato.
Per la newsletter di Internazionale ho scritto della nuova mappa proposta dall’Onu per abbandonare la proiezione di Mercatore e usare quella chiamata Equal Earth.
Su Pubblico, la newsletter di Fondazione Feltrinelli, è partita la mia rubrica “L’uomo bianco”. Il primo pezzo è dedicato alla violenza subita… dai maschi. Nello sport.
Sei tra le 15422 persone che leggono la newsletter. Nell’ultima puntata abbiamo detto che contare i femminicidi è ancora un atto politico, anche se abbiamo introdotto il reato nel codice penale.
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“L’estremismo di massa, l’intolleranza, il desiderio disperato di un cambiamento radicale – tutti fattori che rendono impossibile una stabile democrazia – sono difficili da suscitare. Quando nella comunità c’è sicurezza, gli agitatori politici si ritrovano a declamare in sale quasi vuote: è necessaria una paura ossessiva, l’improvvisa coscienza di pericoli fino a quel momento non sospettati, per riempire le sale di ascoltatori che vedano nell’agitatore colui che li salverà”
William Sheridan Allen, “Come si diventa nazisti” (Einaudi, 2026)
Come si diventa nazisti, o meglio, cosa di dice la storia di una piccola città tedesca dal 1930 al 1935 sulle metriche di successo del nazismo
Siamo in campagna elettorale. Se non siete stati su Marte in quest’ultima settimana lo avete capito dalla raffica di sparate che hanno triggerato tutta l’opinione pubblica, dalle gonne delle donne al tetto massimo di studenti stranieri per scuola (per approfondire nel merito vi rimando alle ultime newsletter di Giulia Blasi e Leila Belhadj Mohamed).
Sabato scorso a Torino al festival di Paideia ho parlato di gerarchie dei corpi, citando in modo specifico certe tattiche dell’estrema destra e dei fascismi per produrre queste gerarchie, e mi sembra di vivere giorni in cui quello che declamiamo sui palchi come tentativo di mettere in allerta chi ci ascolta in realtà succede in diretta sotto i nostri occhi.
Ma, invece di rispondere ai trigger, ho deciso di tornare a studiare.
Nel 1965 William Sheridan Allen pubblica il libro “The nazi seizure of power. Experience of a single German town 1930-1935″, poi tradotto in italiano da Einaudi con il titolo “Come si diventa nazisti”.
La single german town è Thalburg (nome fittizio di Northeim, un comune di circa diecimila abitanti vicino ad Hannover), di cui Allen recupera la cronaca tra il 1930 e il 1935. Allen va fisicamente in quella città, intervista i protagonisti ancora vivi, sotto pseudonimo, usa gli archivi dei giornali locali e i documenti comunali per recuperare tutte le statistiche sulla popolazione residente, sulla disoccupazione, sui voti e sulla partecipazione politica. È un lavoro di data journalism ma applicato alla storia: non ricordavo per esempio che in appendice ci fossero moltissime tavole e grafici disegnati a mano con i dati recuperati durante la ricerca.
In Germania, in quel periodo, esistevano quasi mille città come questa che, insieme, rappresentavano un settimo della popolazione del paese, ed è anche per questo che la sceglie: non è un caso eccezionale. Lo storico vuole dimostrare quanto una democrazia possa essere svuotata dall’interno, mentre la vita quotidiana continua a sembrare relativamente normale.
Nella prima parte del libro, chiamata “La morte della democrazia”, ci sono tutte le informazioni necessarie sulla città e sul suo contesto, quello che serve per capire come, nel giro di pochissimi mesi, il partito nazista (NSDAP, Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi) riesca a diffondersi in una città dove il partito socialdemocratico, la SPD, era già solidamente radicato.
I fatti: nel 1928, la NSDAP riceve appena 123 voti. Due anni dopo arriva a 1.742. Nel luglio del 1932, i voti sono 4.200, il 62,3% del totale.
Cosa è successo?
La crisi economica e la disoccupazione non sono una risposta sufficiente e con i dati lo storico cerca di mostrare il ruolo della percezione: nel momento culminante della disoccupazione, nell’aprile del 1932, soltanto l’8% della popolazione di Thalburg risulta disoccupato. Eppure le file all’ufficio di collocamento, le proteste, gli scontri e la continua attenzione della stampa mantengono lo spettro della disoccupazione al centro dei pensieri della classe media. I nazisti capiscono che non devono necessariamente risolvere ogni problema per presentarsi come quelli che lo stanno affrontando. Devono costruire la percezione di essere l’unica forza capace di farlo. L’apparenza dei risultati economici conta più della loro realtà per molti abitanti.
Le vanity metrics
E l’apparenza conta anche nel mostrare un seguito molto più ampio di quello reale: oggi sono le visualizzazioni dei video, le nostre risposte immediate alle loro atroci provocazioni fatte sulla pelle delle donne e dei bambini. Negli anni ‘30 non potevano giocare sull’engagement online, ma avevano le piazze.
Le “vanity metrics” dei nazisti sono il numero delle manifestazioni: a Thalburg i nazisti organizzano, tra il 1930 e il gennaio del 1933, circa tre manifestazioni al mese. Nei tre anni ci sono soltanto due mesi senza riunioni naziste.
Ma non è soltanto una questione di quantità. Allen ha classificato quasi cento incontri tenuti tra il 1930 e il 1933, per argomento. Il tema più frequente non è l'economia o l'antisemitismo, o l'attacco ai socialisti: è una categoria che lui chiama PU, pura messa in scena, che occupa più di un quarto degli incontri. Proiettavano un film di propaganda e poi facevano parlare qualcuno. Affittavano una birreria da millecinquecento posti e ci facevano salire un pastore luterano che paragonava il partito al vecchio esercito imperiale. A Natale del 1930 organizzarono una festa per i bambini, seguita da un trattenimento serale per gli adulti.


Le riunioni vengono adattate ai diversi gruppi sociali: artigiani, commercianti, impiegati statali, pensionati, operai. Il partito sfrutta le caratteristiche culturali e religiose della città, organizza eventi spettacolari, proiezioni, balli, attività sportive, parate e iniziative rivolte ai bambini. Sono ovunque, non si vede altro, per le strade.
Nel frattempo, si distrugge la vita di comunità. Prima del nazismo, la vita associativa contava una rete di relazioni tra organizzazioni politiche, sindacati, circoli, società di mutuo soccorso e altre forme di partecipazione. Dopo la presa del potere molte di queste strutture vengono eliminate o assorbite dal regime. Le persone si ritrovano più isolate, meno capaci di organizzarsi autonomamente e più dipendenti dalle strutture controllate dai nazisti.
La violenza come linguaggio
Un’altra strategia è quella della conflittualità politica.
Tra il 1930 e il 1933, Allen registra almeno 37 risse di carattere politico nella città, comprese quattro vere e proprie mischie con numerosi partecipanti. I giornali riportano gli episodi di violenza, mentre gli scontri diventano parte dell’esperienza ordinaria della vita pubblica, contribuendo a rendere l’ambiente politico più radicale. E, secondo Allen, i nazisti sfruttano questa situazione per presentarsi come una forza di unità e di energia, contrapposta al disordine e all’inefficienza degli altri partiti.
I dati raccolti da Allen mostrano anche che la criminalità aumenta con l’arrivo del partito nazista, ma giocando sulla paura come elemento di propaganda, questa può diventare politicamente determinante anche quando non corrisponde esattamente alla dimensione materiale del pericolo.
Ma, soprattutto, prima si contribuisce a rendere il contesto più conflittuale, poi si usa quel conflitto per dimostrare che il mondo è fuori controllo e che serve una forza più dura.
Vi ricorda qualcosa?
La dataviz della settimana
L’Economist ha aggiornato il suo tool “build-a-voter” per le elezioni di metà mandato di novembre 2026. Puoi giocare a identificare quali elettori potrebbero cambiare schieramento, pensando ai sostenitori di Trump più indecisi, quelli che nel 2024 lo hanno votato, ma oggi ci pensano due volte.
È stato prodotto con i dati di un sondaggio YouGov su 58mila statunitensi, incrociato con tre modelli statistici in sequenza: uno stima come hanno votato nel 2024, uno quanto approvano Trump oggi, uno come voteranno a novembre. (link regalato)
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Sull'essere ovunque, ho pensato alla stessa cosa leggendo la lunga lista di piazze in cui Adolf andava quasi ogni giorno a tener comizi. Impressionante!